mercoledì 19 novembre 2025

Insensato come la vita

Piange e si dispera. Le sue lacrime, mentre scorrono, lo isolano radicalmente dall'intorno umano. Piange in una buca, devastato da un processo di revulsione feroce del suo essere, senza causa apparente. Meno per pavidità che per convinzione ontologica, impreca e pare non riesca a dire alcunché per lenire il suo dolore. Nel guardarlo, siamo tutti vittime di un unico carnefice, considero. A che scopo ricordare che il carnefice per tutto l'ecuméne sulla terra si chiama "vita"? Sarebbe insensato come quest'ultima, penso. 

2 commenti:

Sarah ha detto...

La filosofia deve però darci la forza di asciugare le lacrime nell'insensatezza nella quale ci muoviamo. Di trasformare il pianto in una doverosa risata, di sublimarle - come direbbe il nostro Zapffe - in versi, parole e pagine che devono diventare una guida per gli altri, un insegnamento trasmesso, una testimonianza che qualcuno tale insensatezza e disperazione è riuscita a esprimerla, a dirla, a comunicarla. Volgendo il pianto in sapere, conoscenza e quindi in luce. Parole come queste devono diventare altri aforismi, nuove schegge di luce nel buio che attraversiamo.

Emilio ha detto...

# - "La filosofia deve però darci la forza di di asciugare le lacrime [...] trasformare il pianto in una doverosa risata"

Non ridere/
Tormentati/
Il viso si fa più bello/
Quando il cuore è triste/
Il cuore degli stolti è una casa di piacere/
Meglio che tu ascolti/
l'amaro piagnisteo/
Del sapiente deluso/
Che il canto leggero/
Di chi è giovane/
E sbadato/
Brilla e crepita/
Come il pruno /
Sotto la pentola/
Il riso dell'idiota/
Ma tutto è vanità/
Un vortice di vento/.
Da: Ecclesiaste nella lettura di Attilio Lolini (7,3-6), L'Obliquo 1993 .

# # - ".. di sublimarle - come direbbe il nostro Zapffe - in versi, parole e pagine [...] una testimonianza che qualcuno tale insensatezza e disperazione è riuscita a esprimerla, a dirla, a comunicarla."

Tutte le parole sono logore/
E l'uomo non può più usarle/
Mai l'occhio è sazio di vedere/
Mai l'orecchio di sentire/
Quel che è stato sarà/
Quel che si è fatto si farà di nuovo/
Non c'è niente di nuovo sotto il sole/
Qohélet (1,8-9) in: Bibbia Edu, CEI 2008 .

# # # - ".. Volgendo il pianto in sapere, conoscenza e quindi in luce."
Ma la sapienza io vedo/
Dominante sulla follia/
Come sopra la tenebra la luce/
Ci sono occhi nella testa di chi sa/
Chi non sa nella tenebra cammina/
Ma io anche so che c'è per tutti una sorte una/
E al mio cuore io dico/
Tale la sorte di un idiota/
Tale la mia/ E perché farmi cumulo/
Di sapienza per niente?/
E il mio cuore risponde/
Fumo anche questo/
Né di un sapiente né di un idiota/
Avrà memoria il tempo/
Pochi giorni e di loro/
Tutto è dimenticanza/
Il sapiente e l'idiota/
Ne fa un fascio la morte/
E mi fa orrore la vita/
Perché per me è tutto male/
Qualsiasi cosa si faccia sotto il sole/
Fumo è tutto/
Soffio che ha fame/
E mi fa orrore tutto il mio sforzo/
La pena che ho patito sotto il sole/
Da: Qohélet. Colui che prende la parola (2,13-18), Guido Ceronetti, Adelphi 2001.

Un ultimo avvertimento figlio mio/
Si fanno libri su libri senza fine/
E il troppo studio affatica la carne/
Da: Qohélet (12,12) in: Bibbia ebraica interlineare, Cinque Meghillôt, trad. di G. Ravasi, San Paolo 2008.