Nel vivere in carenza d'essere, ci si trova in una inapparente erosione. Essa non salva ma rende saldi al disfarsi. E' con questo sgretolarsi che si resta fragili e appesi all'unica possibile meta alla "fine del pensiero".
giovedì 18 giugno 2026
sabato 13 giugno 2026
Contro il pensiero
Il problema dell'uomo - dice U.G. - è che vuole trovare soluzioni ai suoi problemi usando lo stesso strumento che li crea: il pensiero. Che è inoltrepassabile e inaggirabile, visto che ne siamo già sempre dentro, con tutti i falsi problemi (senso, verità, salvezza) e le false soluzioni (scienza, religione, filosofia, arte). Ne segue che non c'è “niente da pensare", “niente da fare”, senza ricadere nel circolo vizioso. Così, semplicemente, c’è solo da capire che non c’è un problema, perché è solo quello del pensiero, appunto, che cerca inutilmente di risolverlo. In spregio al monito dell’Accademia di Platone e a secoli di antropocentrismo umanistico, dunque: “chi cerca è già perso", dice U.G., con impareggiabile understatement.
Lo stesso dell’avvertenza che: “Il mio insegnamento, se così volete chiamarlo, non ha copyright. Siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo. Potete farne quel che vi pare; potete anche pretendere di essere voi gli autori, senza bisogno di chiedere né il mio consenso, né il permesso di chiunque altro.”
Alleluja, vien da dire.
Ad
onta del suo anti-insegnamento senza copyright, nostro malgrado, purtroppo continueremo a cercare e a pensare che il
problema c’è. E continueremo ad essere persi. Dentro un inaggirabile pensiero,
fino al suo definitivo ultimo spegnersi con l’illusorio io dell’uomo che lo
pensa.